Descrizione
E’ ricordata in un documento del 1485, ma è sicuramente più molto più antica. Nella prima metà del XX secolo ha subito un radicale intervento di restauro curato dalla Soprintendenza dell’Ufficio delle Belle Arti.
Questa chiesetta è un’autentica perla dell’arte sacra in Val di Non. Essa è affrescata in ogni suo angolo ad opera dei fratelli Giovanni e Battista Baschenis, della nota famiglia di pittori di Averara, in provincia di Bergamo, che tre la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, affrescarono diverse chiese nel Trentino occidentale. L’attribuzione ai Baschenis è attestata dalla firma leggibile presso la finestrella di destra: “Johannes Battista Consanguinei de Averara”.
La sua navata è rettangolare e larga, l’abside semicircolare con due finestre strombate, che sembrano fatte apposta perché la scarsa luce che vi penetra crei una mistica oscurità. Nel 1579 aveva tre altari: il maggiore con una pala rappresentanti i santi Filippo e Giacomo, i due laterali dedicati al Santo Crocefisso e al Rosario.
Nel mezzo della calotta è dipinta la Maiestas Domini con la mano destra nell’atto di dare la benedizione, con un libro su cui si legge “Ego sum lux mundi, via, veritas, et vita et principium et finis”, nella mano sinistra. Attorno ad essa si vedono i simboli dei quattro evangelisti ed i quattro maggiori dottori della Chiesa: Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Girolamo, San Gregorio Magno. Nella parte inferiore della calotta sono dipinti i dodici apostoli, ciascuno dei quali, in caratteri gotici, reca un articolo del Credo. L’arco che separa l’abside dalla navata è diviso in otto riquadri, ognuno dei quali riporta un profeta, ritratto in mezza figura. Sul frontone è affrescata l’Annunciazione, ed accanto alla Vergine, in un altro scomparto, San Bartolomeo e Santa Maddalena, mentre sulla parete attigua San Sisto in abiti pontificali e Santa Caterina con la ruota e la palma del martirio. Sul lato opposto si possono notare San Nicolò con il Pastorale ed un libro recante tre mele, San Floriano che spegne un fuoco, San Fabiano col triregno. In mezzo alla parete di sinistra è rappresentata l’ultima cena, con uno sviluppo in lunghezza di oltre quattro metri ed in fondo alla navata una Madonna coronata che mostra al Bambino una mela.
La chiesetta appartenne per molti secoli alla comunità dei fedeli di Segonzone, fino alla metà dell’800, quando fu eretta la nuova chiesa parrocchiale in comunione con i vicini di Lover. Cessato di servire al culto dei fedeli, fu acquisita dai conti Khuen di Castel Belasi. I castellani avevano sempre avuto un legame particolare con la cappella. In essa possedevano un banco riservato accanto all’altare con inciso il loro stemma nobiliare. Inoltre al suo interno erano sepolti alcuni dei loro antenati, come attestano tuttora le pietre tombali incastonate nelle sue mura. In essa nel 1950 si tenne anche il funerale dell’ultimo conte di Belasi.
Dal 2000 è proprietà del Comune di Campodenno.