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Chiesa di Santo Stefano a Dercolo

di Lunedì, 15 Febbraio 2016 - Ultima modifica: Giovedì, 07 Aprile 2016
Immagine decorativa

In posizione isolata, su un piccolo dosso che guarda verso il fondo valle, si eleva la chiesetta dedicata a Santo Stefano, conosciuto come il protettore dei muratori e scalpellini. Ricordata per la prima volta in un documento del 1479,  la chiesa venne ricostruita in forme gotiche nella prima metà del XVI secolo, come testimonia la data di fine lavori (1560) incisa sul pilastro a destra dell’arco santo. Essa venne solennemente consacrata il 14 novembre del 1559 da Mariano Mano, suffraganeo del principe vescovo Cristoforo Madruzzo.

Immagine decorativa

La facciata è movimentata da un piccolo rosone centrale e da un semplice portale architravato in pietra rossa, mentre il campanile, situato a sinistra dell’ingresso, è ornato alla sommità da un grande orologio, lì collocato nel 1804 per opera del curato don Marinoni. L’interno, a navata unica, presenta delle volte ornate da un ricco intreccio di nervature e un arco santo a sesto acuto che introduce al presbiterio. Sui punti d’incrocio dei costoloni lapidei che impreziosiscono il soffitto absidale sono visibili piccoli scudi in pietra dipinta, tra i quali spiccano l’Agnello mistico e alcuni stemmi nobiliari. L’altare maggiore, realizzato nella prima metà del XVII secolo, è forse opera dell’intagliatore tedesco Simone Lenner, che qui in Trentino lasciò molte testimonianze, quale l’altare maggiore della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Casez. La pala seicentesca che lo decora raffigura la Madonna del Rosario accompagnata da San Domenico in saio bianco e mantello nero, da Santa Caterina da Siena, in abito domenicano con croce e giglio in mano e da Santo Stefano, riconoscibile dalla dalmatica, la tipica veste del diacono e dalle pietre che stanno ai suoi piedi, simbolo del martirio da lui subito. Sulle pareti laterali del presbiterio sono appese due tavole lignee, raffiguranti la Vergine annunciata e l’Angelo annunciante, in cui si possono forse riconoscere le parti superstiti di un antico trittico seicentesco. I due altari in legno posti ai lati dell’arco santo, di identica fattura e risalenti all’inizio del XVII secolo, sono ornati da pale ottocentesche, raffiguranti il Sacro cuore di Gesù e la Madonna addolorata. Appoggiato alla parete sinistra dell’aula trova posto un confessionale ligneo finemente intagliato e poco oltre, su di una mensola fissata nel muro, fa bella mostra di sé, un gruppo in legno policromo di fattura moderna, raffigurante Sant’Antonio da Padova con Gesù Bambino che offre del pane ad un fanciullo povero. Ai lati dell’ingresso si notano una pila dell’acquasanta in pietra grigia, databile al XVI secolo e un fonte battesimale in marmo rosso, risalente al secolo successivo, mentre sulla controfacciata è appesa una pregevole tela seicentesca, rappresentante la Lapidazione di Santo Stefano. Le quattordici stazioni della Via Crucis, dispiegate lungo le pareti dell’aula, sono dipinte ad olio e risalgono alla fine del XVIII secolo.

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